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francesco chesi

Ci godiamo davvero ogni momento con i nostri figli?

Chi ha il dovere di accompagnare il bambino al gioco? Chi dovrebbe vivere il momento presente con i bambini, spiegandogli come funziona la vita stessa e come funziona il gioco?

Settimana scorsa mi è capitato un episodio interessante da raccontare, da tenere a mente come esempio e come spunto di riflessione.

L’episodio in questione sottolinea fortemente come la maggior parte delle persone vive la propria Vita, come sia difficile godere di ogni istante ed esistere consapevolmente nel Qui ed Ora.

In questo caso andiamo ad analizzare questo atteggiamento sotto l’aspetto genitoriale.

Molto spesso mi capita di vedere quando esco a cena, o durante una passeggiata in centro città, genitori che trascinano i loro figli qui e là, li portano con loro a fare la spesa al supermercato, dal parrucchiere o a fare shopping.

E mi domando, date le alte temperature estive forse i figli preferirebbero non uscire? O quanto meno, preferirebbero uscire per recarsi in un luogo più consono alla loro età, come un parco giochi?

Premesso questo, andiamo al racconto dell’episodio interessante che spero faccia riflettere chiunque legga queste righe.

Una domenica mattina soleggiata. Milano. Sto entrando in hotel dove con immenso entusiasmo mi accingo per il corso che tengo nel pomeriggio. Chi mi segue da un po’ sa che vivo pienamente nel qui ed ora, che mi godo ogni istante prestando attenzione a tutto ciò che succede nel presente.

Davanti alla porta girevole all’ingresso dell’hotel trovo una bambina che si diverte a seguire il vortice di questa porta, avrà avuto circa 5 anni.

Fuori un gruppo di persone adulte che, presumo dall’eleganza degli abiti, si accinge ad andare ad una cerimonia, una cresima, un battesimo, una comunione, chissà. Si stanno divertendo.

Entro in hotel, saluto la bambina, Rosaria scopro. Vado in reception, attendo qualche minuto per un caffè. Cerco un documento che mi serve nella mia 24 ore, non c’è. L’ho lasciato in auto. Esco per andare a prenderlo e mi accorgo che né le persone né Rosaria ci sono più. Osservo un po’ in giro e noto un gattino che percorre il marciapiede intorno all’hotel. Tenero, piccolo e sofferente dal caldo.

Vedo uscire dall’hotel Rosaria, evidentemente anche lei ha notato il piccolo gatto dall’interno dell’hotel.

In modo totalmente naturale come ogni bambino della sua età farebbe inizia a rincorrere il cucciolo di felino, che nel frattempo si avvicinava nel mezzo della corsia. Ci troviamo su una strada provinciale lunga 3 km che collega Milano a Sesto San Giovanni, percorsa da migliaia di auto e camion ogni giorno, penso percepiate il pericolo.

Mi precipito a fermare la bambina, prendo tra le mie braccia il gatto e li porto sul marciapiede. Con Rosaria che mi tiene la mano accarezziamo e coccoliamo quel tenero micetto, mettendolo poi al sicuro. Accompagno Rosaria all’interno dell’hotel. Mi rivolgo ai genitori che facevano appunto parte di questo gruppo di 6 persone, 3 donne e 3 uomini.

Li ritrovo intenti a parlare e a commentare il proprio abbigliamento. Lamentano che la borsetta di una delle signore non si abbina al vestito, decantano il vestito di sartoria di uno degli uomini, la bellezza delle scarpe dell’altro, ovviamente con molto orgoglio.

Arrivo con Rosaria per mano, fortuna che non sono un sequestratore di bambini, o un malintenzionato, perché Rosaria come ha tenuto la mia mano poteva farlo con chiunque.

Avviso i genitori dell’accaduto, il gelo cala sui loro volti.

La prima reazione del padre indovinate quale è stata? Il rimprovero a Rosaria

“non dovevi allontanarti! Te l’ho detto mille volte!”

Come se non fosse naturale che l’istinto di un bambino vedendo un gatto non sia quello di rincorrerlo per andare a giocare.

Si, perché tra la porta girevole e il piccolo gatto Rosaria credeva di stare alle giostre. Come è normale che sia per un bambino della sua età.

Ora la domanda riflessiva, chi ha il dovere di accompagnare il bambino al gioco? Chi lo deve fare se non i genitori? Chi dovrebbe vivere il momento presente con i bambini, spiegandogli come funziona la vita stessa e come funziona il gioco?

 

Sapete quale è stata l’impressione nel vedere questi due genitori che, tra le altre cose avevano con loro altri due figli, di circa 7 anni, seduti sul divano della hall con uno smartphone in mano?

Che l’intento della loro giornata non era vivere un momento sereno in famiglia, ma piuttosto mettersi in mostra in prima persona usufruendo della cerimonia da sfoggio.

I bambini con loro in quella giornata erano un peso. Una distrazione dalla loro esposizione.

 

Rifletto, ero esattamente quel tipo di genitore anche io quando i miei due figli erano piccoli, un genitore inconsapevole di quello che si stava perdendo. L’assurdo è questo. Mettiamo al mondo i nostri figli e finché non li perdiamo attraverso situazioni materiali non capiamo che in realtà non li abbiamo mai avuti.

Ci ritroviamo al punto di non educarli e di trattarli come un peso.

Attraverso la mia esperienza posso poi garantire che quelle mancanze i figli, diventati grandi, ce le rimproverano tutte.

Questa situazione ha alimentato in me ancor di più il desiderio di creare una scuola per genitori, voglio far rendere conto queste persone che è esattamente in una situazione come questa che poi al telegiornale passa la notizia di un rapimento, di un incidente di un piccolo bambino dovuto alla distrazione dei genitori.

Voglio far capire che i bambini vanno vissuti ed educati quando sono piccoli.

Quelli sono gli anni più preziosi, e ti direi anche che quelli sono gli unici anni nel quale un bambino ha realmente bisogno di un genitore. Spesso noi facciamo il contrario, non prestiamo attenzione quando sono così piccoli e vogliamo essere presenti quando sono più grandi, momento invece nel quale dovrebbero imparare ad essere autonomi e indipendenti, facendo tesoro degli insegnamenti che gli abbiamo trasmesso in passato.

Fare un figlio vuol dire condividere ogni momento della vita con lui, evitando che qualcun altro lo faccia al posto tuo e facendo in modo di essere tu la sua guida nel periodo in cui ne ha più bisogno.

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Caro Francesco, incontrarne di persone come te sul nostro percorso, farebbe la differenza. Per me l'hai fatta, mi hai reso una persona nuova. Si era spenta quella lucina dentro di me dettata dalla paura. Ma... sono bastate poche parole e tanto affetto per...

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Donatella- Reggio Emilia

Francesco, io non riesco a trovare la parole per ringraziarti perchè molto semplicemente non ci sono, non esistono... la mia gratitudine nei tuoi confronti credo, anzi ne sono sicura, tu riesca a sentirla e magari riesco a trasmettertela anche nell'abbraccio durante i...

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